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Valle di Fara San Martino “La porta della Majella”

Valle di Fara – Majella

“Tra le più lunghe d’Abruzzo”


Cos’è

La Valle di Fara San Martino, spesso identificata con le Gole di Fara San Martino o il Vallone di Santo Spirito, è una delle aree più affascinanti dell’Abruzzo montano. Incorniciata nello spettacolare versante orientale della Majella, questa valle è compresa nella Riserva Naturale Statale Fara San Martino‑Palombaro, istituita nel 1983 e parte del Parco Nazionale della Majella. La valle distingue per la sua straordinaria geologia, biodiversità e per il valore storico‑culturale.


Origine geologica: un panorama scolpito dal tempo


Sorgenti di acqua cristallina nel bosco

Le profondità e la forma spettacolare delle gole sono il risultato dell’erosione operata dal torrente Verde su calcari del Cretacico (circa 100 M anni fa), in un processo carsico e fluviale protrattosi fino ai fenomeni glaciali delle ere successive.

Calcari del Cretaceo Inferiore: emergono pareti scoscese, cavernose e ricche di fossili marini, testimonianza dell’antichissimo mare che copriva la zona

Erosione multipla: fluviale (il torrente Verde), carsica (formazione di grotte e inghiottitoi) e glaciale (in alta quota con altopiani e circhi)

Caratteristiche topografiche: la valle raggiunge i 14 km con dislivelli da 450 m fino agli oltre 2700 m del Monte Amaro, suddivisa in tre sezioni geografiche – Gole, Vallone di Santo Spirito, Valle di Macchia Lunga e Valle Cannella


Gole di Fara San marino eremo di san martino in valle

Gole di Fara San Martino

Entrando dalle gole, il visitatore attraversa una “fenditura rocciosa”, profonda parete calcaree fino a 300 m, che creano un ambiente intimo e suggestivo

Vallone di Santo Spirito & Valle di Macchia Lunga

Successivamente la valle si spalanca nel Vallone di Santo Spirito, dove si trovano i resti del Monastero di San Martino in Valle. Proseguendo, si entra nella Valle di Macchia Lunga, caratterizzata da faggete e pascoli.

Valle Cannella e altopiani glaciali

Il tratto superiore culmina nella valle glaciale Cannella, con doline, inghiottitoi e altopiani a oltre 2.400 m, lascito delle glaciazioni.


Flora: la biodiversità vegetale in fasce altitudinali


Bosco di faggio con sentiero al centro

La Riserva ospita un mosaico di quattro fasce vegetazionali legate a estensione altimetrica e clima

Bosco misto termoxerofilo (450–1.200 m)

Quercus pubescens (roverella), Ostrya carpinifolia (carpino nero), Fraxinus ornus (orniello), Acer obtusatum e Carpinus orientalis

Sottofusto con Hepatica nobilis, Mycelis muralis, Daphne laureola, Digitalis micrantha.

Faggete (1.000–1.800 m)

Fagus sylvatica in forme termofile e microterme.

Specie quali Taxus baccata (tasso), Ilex aquifolium, Luzula sylvatica, Sambucus nigra, Adenostyles alliariae, Actaea spicata rgpbio.it.

Praterie mesofile e xerofitiche (1.800–2.400 m)

Festuca robustifolia, Sesleria tenuifolia, Festuca macrathera.

Piante rare: Oxytropis pyrenaica, Vitaliana primuliflora ssp. praetutiana, Aubrieta columnae, Dryas octopetala rgpbio.it.

Tundra alpina (oltre 2.400 m)

Kobresia myosuroides, Silene acaulis, Saxifraga speciosa.

Rare: Leontopodium nivale, Artemisia petrosa ssp. eriantha, Papaver julicum, Valeriana saliunca

Specie rupicole

Campanula fragilis subsp. cavolinii, Saxifraga lingulata, Potentilla caulescens, Minuartia graminifolia, Primula auricula.

Endemismi rari: Campanula tanfanii, Ptilotrichum cyclocarpum

Specie di interesse comunitario e habitat protetti

Molti habitat tutelati secondo Direttiva Habitat UE: lande alpine (4060), formazioni erose rupicole (8210), faggeti con Taxus/Ilex (9210), ghiaioni (8120, 8130), praterie calcaree (6170).

Flora segnalata (ulteriori specie)

Quercus ilex, Arbutus unedo, Pinus laricio/Pinus nigra, Caprifoglio peloso Lonicera xylosteum var. nigra, Cypripedium calceolus (Scarpetta di Venere), Aquilegia magellensis, Primula auricula, Genziana verna, Androsace mathildae, Soldanella minima ssp. samnitica, gentianelle, ginepro nano/sabino, ulivo selvatico, violette alpine.


Fauna: una ricchezza biologica straordinaria


orso abruzzo

La Riserva ospita oltre 120 specie di uccelli, numerosi mammiferi grandi e piccoli, anfibi, rettili e invertebrati

Mammiferi

Orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), presente sporadicamente; lupo appenninico (Canis lupus) più frequente.

Rettili reintrodotti: capriolo (Capreolus capreolus), camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata)

Altri carnivori: gatto selvatico (Felis silvestris), martora (Martes martes).

Roditori: arvicola delle nevi (Chionomys nivalis).

Avifauna

Rapaci: aquila reale (Aquila chrysaetos), falco pellegrino (Falco peregrinus), lanario (Falco biarmicus), astore (Accipiter gentilis).

Uccelli alpini e rupicoli: coturnice (Alectoris graeca, simbolo della riserva), picchio muraiolo, crociere (Loxia curvirostra), passera scopaiola, merlo dal collare, fringuello alpino, gracchio alpino e corallino, sordone, piviere tortolino (Eudromias morinellus)

 Rettile e anfibi

Vipera dell’Orsini (Vipera ursinii) in anfratti rocciosi.

Anfibi: salamandra pezzata (Salamandra salamandra), ululone dal ventre giallo (Bombina pachypus) in ambienti umidi

Invertebrati e endemismi

Insetti d’alta quota: coleotteri Trechus montis‑majellettae, ortotteri Podismini.

Scoperte recenti: farfalla Perizoma barrassoi nella Valle Cannella (>2.500 m)


Storia e cultura: tra eremi, grotte e l’abbazia


Monastero di San Martino in Valle Fara San Martino Finestra in pietra dell'eremo medievale

Monastero di San Martino in Valle

Edificio benedettino tra IX–XV secolo, in rovina, riportato alla luce tra 2005 e 2009

Ben visibili i resti del campanile e della navata, oltre alle strutture annesse verso il vallone

Accesso attraverso le Gole, con l’antico cancello di difesa monastica

Grotte e luoghi sacri

Numerose grotte usate da pastori e briganti, alcune divenute luoghi di culto, lungo Vallone di Santo Spirito e Macchia Lunga

Insediamenti antichi

Presenza umana sin dall’Età del Bronzo, con tracce di frequentazione pastorale e religiosa

Comunità di Fara San Martino

Il borgo, inserito in questa cornice naturale, è noto come la “capitale mondiale della pasta” grazie ai pastifici De Cecco, Delverde, Cocco

Cuore di tradizioni storiche, ben rappresentate anche dal vicino Museo Naturalistico‑Archeologico e dal Macaronium, museo delle arti e tradizioni locali


Itinerari escursionistici e attività


Passeggiata alle Gole e al Monastero

Un percorso di circa 3 km (andata e ritorno), facile, con partenza dal parcheggio presso le sorgenti del Verde e arrivo ai resti dell’abbazia

Escursione al Monte Amaro via Vallone di Fara

Escursione lunga, impegnativa, per appassionati di alta montagna: si sale nel vallone e si punta al Monte Amaro (2.793 m), passando per altopiani e cascate .

Arrampicata nelle pareti delle Gole

Le gole offrono pareti calcaree (fino a 300 m) perfette per arrampicata sportiva ed esplorazione di grotte

Osservazione della fauna selvatica

Ad alta quota è possibile avvistare specie come la coturnice, il camoscio, il lupo e – con molta fortuna – l’orso marsicano. Per i birdwatcher, l’aquila reale e altri rapaci.

 


Conservazione e tutela ambientale


Riserva naturale orientata e Sito di Importanza Comunitaria (Direttiva Habitat 92/43/CEE), Zona Speciale di Protezione (Direttiva 79/409/CEE)

Superficie circa 4.202 ha (42 km²) tra 450 e 2.795 m s.l.m.

La gestione vuole preservare habitat naturali per specie protette e rare.

Studi come quelli condotti da Università di Firenze hanno caratterizzato cespugli relitti di Pinus nigra


Suggerimenti utili per il visitatore


Periodo migliore: da primavera per fioriture alpine fino all’inizio dell’autunno.

Sentieri: da semplici passeggiate (Gole) a escursioni impegnative (Monte Amaro).

Abbigliamento: stratificato e adeguato all’escursione; scarpe da trekking, giacca vento, acqua.

Accessibilità: in auto (A14 + SS81 o 154 o SS17) o in bus/treni fino a Lanciano, poi tragitti locali

Accessi naturali: parcheggio al sorgente Verde, ingresso Gole, abbazia fino ad altopiani.

Regole del parco: rispetto habitat, divieto di raccolta, attenzione ad animali selvatici e stagioni di nidificazione.


Conclusione


La Valle di Fara San Martino rappresenta un microcosmo straordinario: un’occasione unica per immergersi in una geologia spettacolare, una flora diversificata in fasce altitudinali, una fauna protetta e una storia culturale che spazia dal Neolitico ai monaci medievali, fino alla cultura contadina. Che tu sia appassionato di geologia, fotografia naturalistica, trekking, botanica o semplicemente desideri una vacanza fuori dal comune, questa valle offre un’esperienza autentica al cuore dell’Abruzzo.

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🥾 1. Sentiero H5 – Fara San Martino → Grotta Canosa


Codice: H5

Tipo: Escursionisti esperti (EE)

Arrivo: Grotta Canosa

Lunghezza: ~14 km

Dislivello: +2 100 m | –100 m

Durata: ~6 h

Traccia: si risale il costone del vallone, si raggiunge Monte Tarì (1 467 m), Colle Incotto (~2 000 m), Cima dell’Altare e infine Sella di Grotta Canosa, dove si incontra H7


2. Anello G6‑H1‑G3 – Capo le Macchie → Monastero → Gole


  • Codice: G6 → H1 → G3

Tipo: EE

Partenza/Arrivo: Contrada Capo le Macchie (≈650 m)

Dislivello: ca. +1 030 m | –1 030 m

Durata: 6–7 h

Descrizione:

G6: boschi e pietraie fino a Colle Bandiera e Grotta Callarelli (~1 553 m), con viste sulla Val Serviera e la costa adriatica.

H1: scende lungo il Vallone di Santo Spirito fino al Monastero di San Martino e alle Gole.

G3: ritorna a Capo le Macchie attraverso le sorgenti del torrente Verde


Sentiero H1‑P – Gole di Fara → Monte Amaro


Codice: H1 + P

Tipo: EE (Escursionisti Esperti)

Partenza: Parcheggio Gole (≈458 m)

Arrivo: Monte Amaro (2 793 m)

Dislivello: +2 300 m

Durata (solo salita): 8–10 h

Descrizione:

H1 attraversa il Vallone di Santo Spirito, Bocca dei Valloni, poi Valle di Macchia Lunga.Si incontra H2 verso Grotta dei Porci, poi faggete, Val Cannella, Rifugio Manzini (2 520 m), e infine il tratto roccioso verso il sentiero P che porta alla vetta

Variante con bivacchi: percorso consigliato su due tappe: Gole → Rifugio Manzini (6–7 h), rifugio → vetta + ritorno (7–8 h) .


4. “Valle di Santo Spirito – Monte Amaro” 

Lunghezza: ~23 km andata/ritorno

Dislivello: +2 350 m

Durata: ~23 km, per escursionisti esperti



⏱ Riepilogo tabellare

Sentiero Codice Km Dislivello + Tempo Difficoltà Percorso
Grotta Canosa H5 14 +2 100 m 6 h EE Piano Lago → Grotta Canosa
Anello G6‑H1‑G3 G6-H1-G3 +1 030 m 6–7 h EE Capo Macchie → Gole → ritorno
Fara → Monte Amaro H1 + P +2 300 m 8–10 h EE Gole → Rifugio Manzini → vetta
Valle Santo Spirito 23 +2 350 m EE Andata/ritorno verso vetta
Anello completo H1-H5-H7-P 34 +2 359 m 13½ h EE Giro completo valloni+vetta

📝 Note importanti

Tutti i sentieri elencati sono EE – Escursionisti Esperti: richiedono buona preparazione fisica, ottimo orientamento e attrezzatura idonea (scarponi, acqua 3–4 L, bastoncini, abbigliamento tecnico a strati).

Spesso assente acqua a medio-alta quota, fatene razione.

Bivacchi disponibili: Grotta dei Callarelli (anello), Rifugio Manzini, Bivacco Pelino, Rifugio Pelino (H5, Amaro).

Le durate sono indicative e variano in base a condizioni meteo, passo, durata delle pause.


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Beatrice Gizzo 01/07/2025